02 – Origin Of The Snake Catchers’ Procession

(From a short biography of the saint by Don Adolfo Angelucci, former parish priest of Cocullo)

San Domenico and the snake (Umberto d’Eramo)

The ancient historian Strabo writes that Cocullo was Rome’s last military stronghold in Lazio. The town and its environs therefore served as a logistical base for the Roman army engaged in the conquest of Corfinium. Because of their prolonged presence, the Romans naturally introduced some of their pagan customs and traditions among the locals. One of these was to bring a propitiatory offering of live snakes to the goddess Angizia in early spring. This custom was still being practised by the people of Cocullo when San Domenico came to the town.

procession in the early 19th century – painting
procession in 1923

After the numerous miracles and extraordinary feats performed by San Domenico in protecting and healing the people of Cocullo from the bites of vipers and poisonous snakes and from similar calamities, they transformed the pagan custom into a Catholic ritual of religious tribute to San Domenico, as an act of filial gratitude to him: unlike the silent and ineffective Angizia, he had given them tangible and practical proof that he could save them from the grim effects of snake venom. The Catholic Church, which venerates Saint Anthony (who preached to the fish in Rimini when human beings turned a deaf ear to him) and Saint Francis (who conversed sweetly and affably with the birds), also honours San Domenico, who, by protecting people from the bites of snakes, helps protect souls from the assaults of that other serpent, the eternal enemy of God and man.

draping the statue of San Domenico (Roberto Monasterio)
the statue is lifted and the procession begins (Paolo di Menna)
procession in piazza Madonna delle Grazie (Karl Mancini)
San Domenico draped with snakes during the procession (Giovanni Sarrocco)

In Cocullo, this religious tribute has been paid to San Domenico for hundreds of years on his feast day in early May: when the statue of the saint is brought out from the church just before the procession, the serpari, or snake catchers, gather around the saint and offer up to him the numerous snakes captured in the surrounding countryside.

a snake for San Domenico, Giampiero Duranti

Today, the Feast of San Domenico has become famous even outside Italy, because modern means of communication have brought it to the attention of people everywhere. Every year, on May 1, this ancient, remarkable tradition that marries religious and folk elements, and that honours both the Church and Abruzzo, attracts to Cocullo thousands of pilgrims and tourists from all over the world; many others, of course, come throughout the year to pray to San Domenico for his intercession or to thank him for having answered their prayers.

ciambellati, traditional sweet round breads carried in the procession (Maricarmen Bonaventura)
a girl prepares for the procession (Karl Mancini)
girls in traditional local costume (Karl Mancini)
girls in traditional local costume (Rocchina Del Priore)

02 – Origine Storica Della Processione Dei Serpari

(da “S. Domenico Abate Protettore di Cocullo” del Sacerdote Adolfo Angelucci)

San Domenico e il serpente, Umberto d’Eramo

Cocullo costituiva, per la potenza di Roma, l’ultimo baluardo militare del Lazio, come si legge nello storico Strabone. Quindi il paese, con le zone limitrofe, era sede dei servizi logistici dell’esercito romano impegnato per la conquista di Corfinium. Naturalmente, con la loro prolungata permanenza, i romani introdussero, fra i locali, i loro usi, costumi e tradizioni pagane. Una di queste tradizioni consisteva appunto nell’offrire ai primi tepori primaverili, alla Dea Angizia, un omaggio di serpenti vivi come rito propiziatorio. Tale usanza è rimasta radicata tra i cocullesi anche nel periodo in cui venne San Domenico.

processione di inizio ‘900, dipinto
processione del 1923

Dopo i molteplici miracoli e portenti straordinari operati dal Santo nel liberare i cocullesi dalle morsicature di vipere e serpenti velenosi, nel far uscire dallo stomaco delle persone serpenti che vi erano penetrati, quella usanza pagana fu trasformata dai cocullesi in un rito di religioso omaggio cattolico a San Domenico, come atto di filiale gratitudine al Santo che tangibilmente e praticamente si era dimostrato, al contrario della muta ed inerme Dea Angizia, liberatore dalle tristi conseguenze del veleno dei serpenti. Alla Chiesa Cattolica, che non disdegna di venerare Sant’Antonio, che a Rimini parla ai pesci a dispetto della sordità spirituale umana, e un San Francesco che conversa dolcemente e affabilmente con gli uccelli, conviene anche San Domenico che, proteggendo dai morsi dei serpenti, aiuta a liberare le anime dagli assalti del serpente infernale, eterno nemico di Dio e dell’uomo.

vestizione di San Domenico, Roberto Monasterio
inizio della processione, Paolo di Menna
processione in piazza Madonna delle Grazie, Karl Mancini
San Domenico ‘vestito’ di serpi in processione, Giovanni Sarrocco

Da centinaia e centinaia di anni quell’omaggio viene ripetuto in Cocullo ogni primo Maggio, quando, all’uscita della Statua dal Santuario per la Processione, i Serpari si stringono attorno a San Domenico per offrirgli i numerosi serpenti catturati nelle zone circostanti il paese.

un serpente per il Santo, Giampiero Duranti

Ormai la fama di questa antichissima tradizione ha sorpassato i confini dell’Italia perché i moderni mezzi di comunicazione hanno fatto conoscere a tutti ed in tutti i continenti la simpatica tradizione religioso-folkloristica che onora tanto la Chiesa e l’Abruzzo, e che ogni primo maggio richiama a Cocullo migliaia di pellegrini e forestieri da ogni parte del mondo; senza ricordare i numerosi altri che durante l’anno ininterrottamente vengono a Cocullo per ottenere grazie da San Domenico oppure per ringraziarLo di quelle che hanno già ottenute.

ciambellati, pani sacri portati in processione (Maricarmen Bonaventura)
ragazza si prepara per la processione, Karl Mancini
ragazze in antichi abiti cocullesi, Karl Mancini
ragazze in antichi abiti cocullesi, Rocchina Del Priore